Finalmente…il ritorno…cold-brewed tea

Cari…

mi scuso per questa lunghissima assenza…

il caldo e il lavoro (ma soprattutto il caldo) hanno messo a dura prova la quotidianità di una bella tazza di tè…

Oggi provo un infusione a freddo. Ammetto di non essere un grande esperto in materia,  in parte perché scettico sulla metodica ed in parte per i lunghi tempi d’infusione, che poco hanno a che fare con la “spontaneità” di una tazza di tè preparata “a caldo”.

Vada per un 2013 Organic Kagoshima Sencha, cultivar Asatsuyu. Si tratta di un fukamushi sencha, ovvero sottoposto ad una lunga “cottura” al vapore. Come quasi tutti i miei giapponesi viene da Thes du Japon. 

Kagoshima asatsuyu

Kagoshima asatsuyu

Abbondo un po’ con il dosaggio…4.5/5 gr su 80 ml di acqua ghiacciata…infusione di 10 minuti circa. Poi, a seguire altre 2 infusioni, di 7 e 15 minuti rispettivamente.

prima infusione

prima infusione

Che dire…da oggi torno sui miei passi…infusione di buona dolcezza ed equilibrio; ottimo anche il naso, che temevo uscisse penalizzato dalla scarsa estrazione a freddo dei profumi…

Provate!

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Un amore di Dan Cong

Ecco il mio Dan Cong del cuore, quello che scelgo, ad occhi chiusi, quando mi voglio regalare una domenica pomeriggio sul divano, a far niente.

grandi foglie scure

grandi foglie scure

SI tratta del Big Dark Leaf,qui nella versione 2011 di Teaway

preparandomi alla prima infusione

preparandomi alla prima infusione

Dopo averlo provato la prima volta un paio di anni fa, non ne ho più fatto a meno e, ultimamente, ne ho comprati un paio d’etti che custodisco gelosamente tra la mia collezione di foglie. Che dire: profumo inebriante d’orchidea e di miele, liquore giallo carico, un nettare floreale con note di frutta matura. Un amico per lunghi pomeriggi pigri.

prima infusione

prima infusione

Prezzo: 23 euro circa per 100 grammi. Onesto, soprattutto per la qualità di queste foglie, che ti accompagnano per 7-8 infusioni, una migliore dell’altra. Note della preparazione: 8 grammi abbondanti di foglie per 150 ml di acqua bollente. A questo tè ho dedicato la piccola Yixing Changsempre di Teaway.

Guardate un po’ che foglie!!!

foglie davvero grandi e intere

foglie davvero grandi e intere

A presto,

Luca

Rapsodia in…verde!

Non so da voi, ma qui nella bassa pianura lombarda è scoppiata l’estate…e la cosa non mi rende per niente felice! Ogni attività diventa una fatica, mi sento fiacco fin dal primo mattino…mi dovrò abituare ad un’altra lunga estate… Ne risente, purtroppo, anche la mia voglia di tè…troppo caldo per lunghe sessioni a tu per tu con oolong e puerh…l’estate si tinge di verde!

E già! infusioni a basse temperature, gusto fresco, esperimenti con acqua ghiacciata e quant’altro (a breve ci dedicherò un articoletto)…insomma: per sopravvivere, in estate, bevo dell’ottimo tè verde!

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Oggi pomeriggio, spiazzato dai primi 30° C del 2013, scelgo un tè verde sconosciuto…non nel senso di ricercato e ignoto ai più, no no, proprio sconosciuto! Si tratta di un verde acquistato a Baoguò (paesino alle pendici del monte Emei), nell’ottobre 2010, durate il mio viaggio in Cina. Ebbene si, avete capito bene, questo verde ha 2 anni e mezzo…lo sto centellinando, perché, una volta finito, mi toccherà ritornare in Cina per comprarlo! Come potrete immaginare, l’insormontabile barriera linguistica ha fatto si che comprassi questo tè solo per la bellezza delle sue foglie, la ricchezza di germogli e l’ottimo profumo, non certo per il suo nome!

Eccolo quà!

tè verde sconosciuto

tè verde sconosciuto

Si tratta di foglioline, ricche di germogli, arrotolate non troppo strette. Profumo di erba appena tagliata misto ad albicocca. Prima infusione: circa 1.5 gr in 100 cc di acqua a 70°C per 90 secondi.

foglie dopo la prima infusione

foglie dopo la prima infusione

Liquore dolce, erbaceo e fruttato, nessuna astringenza. Ottimo. La seconda e la terza infusione confermano la prima, con un aumento delle note fruttate.

seconda infusione

seconda infusione

Un ottimo verde, molto rinfrescante!

A presto,

Luca

Matcha ummon-no-mukashi, di nuovo!

Oggi pomeriggio mi è presa una voglia irrefrenabile di verde…la scelta più ovvia (per me!) è stata un matcha!

matcha ummon-no-mukashi

matcha ummon-no-mukashi

Dell’ ummon-no-mukashi vi avevo già parlato in questo post. Stavolta però la voglia era troppa, volevo qualcosa di esuberante, di speciale, un concentrato di vitalità! Era deciso, l’avrei preparato come “koicha”, la versione più densa ed avvolgente del matcha.

Metto 3 chashaku abbondanti di matcha nella tazza, aggiungo un po’ di acqua fredda e inizio a “impastare” col chasen, fino ad ottenere un magma verde brillante!

DSCN9039

Poi aggiungo poca acqua a 70°C, circa 50 ml. E’ il momento di iniziare a stemperare il magma nell’acqua calda…e qui c’è la grande differenza rispetto alla preparazione dell’usucha. Non servono movimenti rapidi, sarebbe impossibile diluire correttamente il magma, verrebbe fuori un pastrocchio! Nella preparazione del koicha deve regnare la calma; dopotutto si tratta di un tè pregiato che stiamo preparando nella versione più pregiata!

Io ricorro a dei lenti movimenti circolari a senso alternato; più si è lenti e delicati, più rispetto si dimostra nei confronti del koicha e più grande sarà la facilità con cui riusciremo ad ottenere uno spesso e vellutato nettare di umami!

et voilà le koicha!

et voilà le koicha!

L’assaggio è sconvolgente: la bocca è letteralmente investita da un concentrato di sapori. L’umami regna sovrano su una folla di gusti-satellite: un albicocca matura, una punta di acidità, una scaglia di cioccolato bianco. Il tutto è esaltato dalla sua consistenza vellutata e avvolgente. L’ummon-no-mukashi è senz’altro uno dei migliori, se non il migliore, matcha che abbia assaggiato finora. La polvere ha un colore verde brillante, quasi fosforescente! E’ macinata molto fine ed ha un’ottima solubilità in acqua. Il gusto poi…!!!

Il koicha non è un tè facile, tutt’altro! Personalmente mi ci è voluto del tempo per potermi abituare alla sua potenza, alla sua carica totalizzante. Oltre ad una questione di gusto è una questione di fisico. E’ una sorta di doppio-espresso del tè: ti dà la carica, ti accende la mente. Ma ti può dare anche un pugno nello stomaco! Il mio consiglio è di non berlo mai a stomaco vuoto: il mio non lo regge!

già finito?!?

già finito?!?

Alla prossima,

Luca

Ricordo di una primavera fa

Molto spesso, quando si sente parlare del tè, soprattutto a certi livelli, viene sottolineata l’importanza dell'”età” delle foglie che stiamo bevendo. Questo è chiaro: il tè, come tutti gli alimenti, col passare del tempo cambia, invecchia potremmo dire. Ma questo invecchiamento è un bene o un male?!? Beh, dipende…

In primis conta la tipologia di tè: un verde, di regola, è apprezzato per le sue fresche note vegetali/floreali, per l’impressione di avere nella tazza una manciata d’erba appena tagliata. Da questo ne deriva che più è giovane, meno tempo è passato dalla lavorazione alla nostra infusione e meglio è. Diversamente, un Puerh shu (puerh cotto, ripe puerh) viene sottoposto a periodi di invecchiamento piuttosto lunghi: anni o addirittura decenni, durante i quali le foglie si affinano e continuano un processo di maturazione/fermentazione che ne accresce la qualità. Morale della favola….

In secondo luogo conta la maniera in cui il tè è conservato: discorso ovvio, direte! Però, giocando su alcune variabili è possibile modificare, a proprio vantaggio, la velocità di invecchiamento. In particolar modo è possibile rallentarla.

Ed è con questa idea che oggi apro una bustina con doppio involucro sottovuoto di un Tie Guan Yin “Zheng Wei” della primavera 2012, preveniente, come potete immaginare, dalla Wanling Teahouse. Queste foglie hanno circa un anno, ma sono state impacchettate  sottovuoto, con un doppio involucro, subito dopo la lavorazione; questo accorgimento, unito anche al fatto che le ho conservate in frigorifero, ha rallentato di molto il naturale processo di ossidazione, cui le foglie sarebbero andate incontro se fossero rimaste esposte all’aria a temperatura ambiente.

Tie Guan Yin Zheng Wei Spring 2012

Tie Guan Yin Zheng Wei Spring 2012

Lo “Zheng Wei” è un Tie Guan Yin in stile moderno, poco ossidato, amabilmente floreale. La Sere, nel suo blog LaDoveFumanoLeTazze
ha condiviso l’assaggio di un altro “Zheng Wei“, quello del raccolto autunnale 2012 (che peraltro custodisco acnh’io gelosamente nel mio frigo 🙂 ).

Veniamo al sodo…

Una volta aperte le bustine scoppia la pirmavera: campi fioriti, sole e qualche uccellino cinguettante 🙂 Foglie belle, verde intenso, fittamente accartocciate.

preparandomi alla prima infusione

preparandomi alla prima infusione

Metto 8 grammi di foglie (il contenuto dell’intera bustina) nella teierina Yixing da 150 ml circa (Xin Tiao, Teaway). Rapidissimo risciaquo. Prima infusione 20 secondi circa + il tempo di svuotamento della teiera con acqua 95°C: ne deriva un liquore giallo paglierino, tinto di riflessi verde acido. Al naso è un bouquet floreale, unito a qualche verdura cotta (zucchina?); le foglie bagnate odorano di brodo vegetale e fiori. In bocca è piacevolissimo, un esuberante lotta floreale con una punta di acidità che equilibra la “frivolezza”. Nella tazzina vuota, ancora calda, rimane un netto profumo di zucchero vanigliato.

prima infusione

prima infusione

Seconda infusione: 15 secondi+svuotamento acqua bollente. Confermate ed accentuate tutte le caratteristiche. Incredibilmente persistenti gli aromi che rimangono nel naso e in bocca a lungo; ottima sensazione sulla lingua, come una patina di oli essenziali di fiori misti.

terza infusione

terza infusione

Proseguo con le infusioni (mi fermo alla settima), aumentando gradualmente i tempi fino a 90 secondi circa. Alla fine le foglie appaiono grandi, con bordi frastagliati (come si addice ad un Tie Guan Yin) e lievemente rossastri, di consistenza robusta. Bellissime!

che belle foglie!

che belle foglie!

Assolutamente un buon tè ad un buon prezzo (10 euro ogni 56 grammi). Impossibile non averne un po’ di scorta a casa!

A presto,

Luca

EoT Mansai 2011

Qualche giorno fa mi sono arrivati degli assaggi di puerh sheng (crudo, raw puerh) da The Essence of Tea. Il che rappresenta per me una duplice novità: prima di tutto è il primo ordine che ricevo da EoT e, in secondo luogo, sono alcuni dei primi sheng che assaggio nella mia vita. Dal punto di vista della spedizione è andato tutto liscio: pacco arrivato dall’Inghilterra via Airmail nel giro di 4 giorni.

Essence of Tea fa capo ad una teahouse di Falmouth, nel sud della Cornovaglia, gestita da David, un giovane inglese che ha vissuto per anni tra Cina e Taiwan e che, ogni anno, torna lì per selezionare i migliori raccolti e seguire da vicino la produzione. Talmente da vicino che molto spesso partecipa anche alla raccolta dello foglie di tè! Il fiore all’occhiello di EoT sono sicuramente gli sheng e gli Yancha (岩茶, oolong di roccia, cliff tea di cui vi ho già parlato qui ), quasi tutti provenienti da alberi di tè secolari, cresciuti naturalmente, senza utilizzo di pesticidi o fertilizzanti: very wild!

gli assaggi di puerh sheng di EoT

gli assaggi di puerh sheng di EoT

Questi saranno i miei compagni nei prossimi giorni e, chissà, spero mi faranno venire voglia di comprare una o due “galette” intere da mettere ad invecchiare, come scorta per i tempi bui 🙂

Tra parentesi, segnalo questo sito che è un’ottima risorsa di tutto ciò che riguarda il Puerh (sicuramente molti lo conosceranno già 🙂 )

Tornando agli sheng…tra tutti gli arrivati voglio cominciare dal Mansai 2011

EoT Mansai 2011

EoT Mansai 2011

Si tratta del primo raccolto primaverile del 2011, proveniente dall’area del Bulang, situata nel sud-ovest della Xishuangbanna al confine tra Cina, Laos e Birmania. Gli sheng del Bulang sono caratterizzati da una certa nota amara e pungente (Ku Wei 苦味), più o meno fugace, che lascia il passo ad una sensazione dolce in bocca e in gola (il cosiddetto HuiGan 回甘). A questo punto segnalo il sito Bannacha (da cui ho ordinato un paio di galette che mi devono ancora arrivare!), in cui è presente una sezione info molto utile!

Passiamo alle cose serie, ché finora eran tutte chiacchiere!

Le foglie secche emanano un ottimo profumo: affumicato, sentori vegetali e di frutta secca e un non so che di animale, di cuoio.

Metto 4 grammi abbondanti nel gaiwan, un veloce risciacquo e quindi prima infusione, rapida: 4-5 secondi. Il liquore è di un giallo senape, limpido. In bocca è molto piacevole: amaro non troppo spiccato, che muta rapidamente in una bella dolcezza e una sensazione di freschezza in gola. Sotto il coperchio del gaiwan si raccolgono, amplificati, gli stessi profumi delle foglie secche, con in più un po’ di tabacco. Nella tazzina vuota, a sorpresa, fa capolino dell’incenso.

prima infusione

prima infusione

Vado avanti con le infusioni senza difficoltà (mi fermerò alla nona). Inizia a delinearsi sempre più chiaramente ottimo HuiGanuna “sensazione di gola”, difficile da descrivere, ma di cui ci si accorge chiaramente dopo aver bevuto 2-3 infusioni.

foglie esauste!

foglie esauste!

Nel complesso è un tè che si lascia bere molto volentieri e ti ripaga con un piacevole ChaQi. Il Qi è l’insieme delle sensazioni che avvertiamo nel nostro corpo quando beviamo determinati tipi di tè: uno fra tutti il puerh sheng. Spesso viene descritto come una sorta di “ebbrezza”, simile a quella alcolica ma priva dei noti effetti negativi. Personalmente, nonostante la scarsa esperienza di sheng che ho, posso dire che il Qi si è manifestato come una sensazione di “mente libera”, di concentrazione e di forza, il tutto accompagnato da una bella sudata 🙂

E voi? Che “Qi-esperienze” avete avuto?

A presto,

Luca

 

Storie di lontani imperi, di nostalgie e di un mantello rosso

Cina. Epoca imprecisata. Un antico palazzo ricolmo di ori, sete, lacche ed ogni genere di ricchezze allora conosciute. La vita trascorre lenta, nell’agio, nella sfarzosa esuberanza che si addice ad una corte imperiale. Non manca certo il cibo, del più raffinato o l’acqua, fatta portare dalla più alta e incontaminata delle montagne dell’impero.

Un volto però è stanco, sbiadito, consunto dalla mollezza dei costumi, non pago di quella luccicante voliera di cristallo. Una nobile fanciulla, venuta dal lontano Fujian, era divenuta imperatrice; strappata dalle nebbie dei suoi monti e da una vita scandita dal ritmo della natura. Ben presto, quella che dapprima era solo un’ombra nello sguardo velato della giovane imperatrice, si tramuta in malattia. Le forze vengono meno e la corte imperiale geme per le sofferenze della sua sovrana. L’imperatore, dal canto suo, cerca con ogni mezzo di recare sollievo all’amata consorte. Vengono convocati a palazzo medici, indovini e monaci provenienti dai quattro angoli dell’impero; vengono bruciati incensi e resine pregiate in onore degli Dei. Tutto appare inutile: le condizioni dell’imperatrice peggiorano, il suo cuore sembra destinato a spegnersi prematuramente.

Il popolo è affranto e l’eco funesta della precaria salute dell’imperatrice si allarga a macchia d’olio nell’impero.

Nebbia mattutina. Fruscio di foglie sferzate dalla fresca aria di montagna. Un vecchio contadino del Fujian, svegliatosi appena, rivive il sogno da poco sbiadito. Una Dea gli indica un antico cespuglio abbarbicato sulla più ripida parete rocciosa delle montagne WuYi. Quello sarà il rimedio per la malattia dell’imperatrice. Ancora incredulo, il vecchio si incammina per il sentiero scosceso che dalla sua dimora porta a WuYi. Corre. Le sue gambe, rinsecchite come prugne lasciate al sole, sprigionano una forza inconsueta, sovrannaturale. Finalmente, il vecchio riconosce il cespuglio apparsogli in sogno poc’anzi. Una manciata di foglie, non di più, è quello che riesce a strappare dall’incontaminata bellezza di quel remoto picco e a portare a corte.

L’imperatore, disperato e ormai logoro per tutti i tentativi falliti, accoglie, indifferente, il vecchio contadino. Capezzale dell’imperatrice. Le foglie cadono delicatamente in una tazza di acqua calda e iniziano a tingerla d’arancio. Ormai quasi prive di vita, le labbra dell’imperatrice toccano l’infuso. All’improvviso è come una marea, un calore che divampa nella bocca e raggiunge il suo cuore, rivificandolo. La bocca si corruga, desiderosa di nuovi sorsi, come in una reminiscenza del seno materno.

L’imperatore è incredulo, soffocato dalle emozioni. Per la prima volta, dopo così tanti giorni oscuri, rivede, negli occhi dell’amata, quella scintilla di luce che parlava di momenti felici, passati e prossimi a venire. Come segno della sua riconoscenza, l’imperatore dona al vecchio un mantello rosso e lo nomina sovrano delle terre del Fujian e di quella montagna sacra che aveva salvato la vita della sua giovane consorte.

PIaciuto?!? Tutto questo era la degna introduzione all’assaggio di oggi: Da Hong Pao Supreme 2009 di TeawayStiamo parlando di un Yancha (岩茶, oolong di roccia, cliff tea), una varietà di oolong proveniente dalle montagne WuYi, nel Fujian. Queste montagne sono state nominate Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1999. Il Da Hong Pao, conosciuto anche come Big Red Robe (adesso capite la storiella?!? Probabilmente la conoscevate di già 🙂 ) è il più famoso tra gli Yancha. Come tutti i “famosi” è spesso vittima di imitazioni, molto spesso ridicole. Non è il caso di questo Da Hong Pao Supreme 2009! Attualmente non è più acquistabile, ma sul sito è presente il raccolto del 2010.

Le foglie asciutte, di colore verde-marrone con riflessi violacei, hanno un profumo dolciastro e minerale.

Da Hong Pao Supreme 2009

Da Hong Pao Supreme 2009

Metto 7 grammi abbondanti di foglie nella mia teiera Yixing (Chu Ju, Teaway) da 120 ml circa. Rapido risciacquo. Prima infusione con acqua bollente 6 secondi. Il liquore è aranciato, carico, con dei bellissimi riflessi. Il coperchio inizialmente presenta note di cuoio che lasciano poi il posto a un non so che di speziato. Il liquore è rassicurante: mele cotte, qualche spezia e una leggera astringenza finale, che lascia la bocca fresca.

prima infusione

prima infusione

Seconda infusione: rapidissima, 3-4 secondi, sempre con acqua bollente. Il liquore assume un tono più caldo. Gusto più minerale; confermata ancora la presenza di frutta cotta.

Procedendo con le infusioni (e questo tè ci darà filo da torcere: generalmente mi fermo alla decima!), aumentando progressivamente i tempi di infusione, fino ad arrivare a 35-40 secondi per l’ultima. Il liquore si mantiene fedele, genuino, con una punta sempre più presente di sottile astringenza, mai prevaricante, che induce salivazione e lascia una aftertaste fresco e piacevolissimo.

ennesima infusione

ennesima infusione

Nel complesso un ottimo tè, ad un prezzo non troppo elevato (36 euro ogni 100 gr). Se non lo conoscete ve lo consiglio; in particolar modo se amate i Darjeeling second flush, che non-so-pecchè mi viene da associare a questo Yancha.

foglie in bellavista

foglie in bellavista

A presto,

Luca

Non ci sono più i Tie Guan Yin di una volta…

I tempi passati suscitano sempre un certo fascino, una nostalgia di cose andate, che sembrano non poter tornare più…

A questo c’è un’eccezione, ed è a portata di tutti!

Si tratta dei Tie Guan Yin “Zhong Huo” di Wanling Teahouse. Ho scoperto questa teahouse “virtuale” (esistono due sedi fisiche: una a Dorset, in Inghilterra e un’altra a Shanghai) da relativamente poco tempo, ma mi è già entrata nel cuore….per vari motivi.

Primo fra tutti l’incredibile assortimento e la qualità dei suoi Tie Guan Yin, che sono poi il vero fiore all’occhiello di tutti i tè in vendita. In secondo luogo mi ha colpito la gentilezza della proprietaria, che per ogni acquisto di tè allega un biglietto di ringraziamento, scritto a mano e, molto spesso, degli assaggi gratuiti!

Ritornando in tema di foglie…il Tie Guan Yin di cui vi parlo oggi é un “Zhong Huo”, ovvero un Tie Guan Yin preparato in maniera tradizionale. E qual è sta maniera tradizionale?!?

Parlando in generale di Tie Guan Yin, per chi lo conosce, la prima cosa che viene in mente è la sua esuberanza floreale: è un tè sfacciato che ti schiaffa sotto il naso un mazzo di fiori d’orchidea, di magnolia, di giglio. E’ una corsa a piedi nudi in un campo d’erba appena tagliata! Tutte queste caratteristiche sono dovute al bassissimo grado di ossidazione delle foglie, che mantengono quindi un concentrato di verde freschezza.

Il Tie Guan Yin oggi più diffusi però, non assomigliano molto a quelli “originali”. In passato infatti, l’ossidazione delle foglie era più marcata ed era associata ad un processo di tostatura, più o meno intensa, che portava a delle foglie marroncine, meno esuberanti e più “educate“.

Wanling Teahouse propone quattro diversi Tie Guan Yin Tradizionali, differenziati per il grado di ossidazione. La mia scelta é caduta su un Zhong Huo Tie Guan Yin “Medium-Heavy Oxidisation”, caratterizzato da un grado di ossidazione del 50-60% circa. Le foglie asciutte sono fittamente arrotolate, di colore verde scuro, petrolio, con delle screziature marroni, soprattutto verso i gambi ed hanno un lieve profumo di tostato. Mancano quasi del tutto le note floreali/erbacee caratteristiche delle foglie asciutte di un Tie Guan Yin a basso grado di ossidazione.

Tie Guan Yin Zhong Huo

Tie Guan Yin Zhong Huo

Metto 5 grammi di foglie nel gaiwan da 100 ml preriscaldato e risciacquo molto velocemente con poca acqua bollente. Lascio le foglie umide qualche decina di secondi nel gaiwan, per farle reidratare e per prepararle al meglio alla prima infusione. Sollevando il coperchio del gaiwan e annusandolo si è avvolti da un intenso profumo dolciastro, zuccherino. Zucchero filato, per la precisione.

Prima infusione: 50 sec con acqua a 95-98°C. Ne deriva un liquore giallo oro. In bocca è un’esplosione di nocciola. Mi sembra di essere a una di quelle fiere di paese, vicino alla bancarella col pentolone di rame, in cui viene caramellata la frutta secca. Passata l’invasione di “nutty flavor“, rimane un piccolo accenno di tostato, molto equilibrato e, nella tazzina vuota, è ancora lo zucchero filato ad avere la meglio nel naso.

prima infusione

prima infusione

Seconda infusione: 35 sec con acqua bollente. Il liquore si scurisce appena e assume dei riflessi aranciati. Ancora importante la nocciola, un accenno di frutta matura, ma inizia a farsi sentire con più carattere il tostato.

foglie alla terza infusione

foglie alla terza infusione

Terza, quarta e quinta infusione: rispettivamente 55, 75 e 95 secondi con acqua sempre bollente. La nocciola perde via via potere e, dopo un equilibrio col tostato, soccombe definitivamente alla quinta infusione, che risulta caratterizzata da un corpo esile, monocorda. Le foglie, a fine infusione, sono di dimensioni medio-grandi, robuste, prevalentemente integre, di colore verde opaco con i bordi screziati di rossiccio.

foglie a fine infusione

foglie a fine infusione

Nel complesso è un tè che mi piace molto per la sua diversità rispetto allo stereotipo di Tie Guan Yin. Apprezzo soprattutto il suo franco carattere di croccante alla nocciola, che nei primi sorsi, ti satura la bocca. Altro punto a favore il prezzo: 6 euro ogni 50 grammi. Unica nota dolente: non regge molte infusioni. Alla quinta, a mio avviso, è già inesorabilmente stanco.

Un buon tè per il consumo quotidiano.

A presto,

Luca

Primo sorso: Matcha “ummon-no-mukashi”

Eccoci! Finalemte il primo assaggio che condivido con voi…e per l’occasione non potevo non scegliere una tazza di matcha!

Come vi dicevo, la mia passione nasce in CIna, ma ben presto si allarga, si espande…le papille desiderose di nuove emozioni…quindi si approda in Giappone!

Oggi pomeriggio mi vizio con una matcha top-grade, acquistato da Ippodo qualche settimana fa…si tratta del matcha ummon-no-mukashi (classificato dal rivenditore stesso come ultra-premium quality).

matcha ummon-no-mukashi

matcha ummon-no-mukashi

matcha ummon-no-mukashi

matcha ummon-no-mukashi

All’apertura della lattina e del sacchettino in alluminio che preserva la freschezza di questo oro verde, si è colpiti da una sferzata di aromi diversi: freschi, erbacei, ma soprattutto dolci, fruttati (albicocca), con una punta di cioccolato bianco.

Il colore del tè è straordinario, di un verde brillante, vivo.

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Decido di prepararlo come usucha, ovvero la versione più “diluita” (se così si può dire), ricoperta da una soffice coltre di schiuma color giada.

Metto 2 chashaku di matcha nella tazza e pochissima acqua fredda e inizio a sciogliere la polvere con il chasen, fino ad ottenere una densa crema verde. Aggiungo quindi circa 80 ml di acqua a 70°C e inizio a divertirmi con il chasen!

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Rapidi movimenti di braccio, col polso lasciato molle, come per scrivere delle “M” nella tazza; dapprima più profonde, poi via via più superficiali, rallentando il movimento, fino ad accarezzare la superficie della schiuma, per rompere le bolle più grosse e ottenere un bel cappello omogeneo di fine schiuma color giada.

La tradizione vuole che l’ultimo movimento sia quello di “scrivere” l’hiragana giapponese の (pronuncia “no“).

schiuma di giada

schiuma di giada

Finalmente il tanto atteso momento dell’assaggio! Il profumo è complesso e rispecchia quello della polvere asciutta: note fresche, erbacee, fruttate, cioccolatose. In bocca invece a spiccare è l’umami, il quinto gusto giapponese. E’ una dolcezza saporita, permeante, che trova la sua apoteosi nel gyokuro, il più raro e pregiato tè d’ombra giapponese. Nel caso di questo matcha, l’umami è bilanciato da una punta di sottile acidità che appare nel bel mezzo del sorso, per poi lasciare ad un aftertaste di prolungata dolcezza nella gola.

Da tradizione, bisognerebbe finire la tazza di matcha esattamente in 3 sorsi e mezzo…io non ci faccio caso, mi godo ogni sorso come se fosse infinito. A mio avviso, però, è l’ultimo sorso, l’aspirazione della schiuma rimasta della tazza, a dare la soddisfazione maggiore… quella schiuma, solo apparentemente evanescente, scorre sulla lingua e sulle guance lasciando una sensazione decisa ma al tempo stesso elegante, equilibrata, mai prevaricante: la quintessenza della dolcezza.

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A presto,

Luca

L’inizio: una tazza di tè

“Viaggio nel tè” sarà un blog di tè, di viaggi e di me.

Tutto è nato un paio di anni fa, in occasione di un viaggio in Cina…da quel momento, in effetti, non ho più potuto fare a meno del tè.

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Tiananmen square, Beijing

L’amore per le foglie, però, era nato prima, piano piano, da bambino…mi ricordo di un primo puerh shu acquistato ad una bancarella di un mercatino natalizio…poi qualche gunpowder…e infine la rivelazione!

La vera passione è sbocciata sul campo, nella culla della cultura del tè, nella patria del Gong Fu Cha e da lì è cresciuta e mi accompagna ogni giorno alla ricerca di nuovi sorsi.

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Great Wall, Jiankou

Esistono molti blog sul tè: alcuni più tecnici, per esperti del settore, altri più artistici, personali.

Il mio scopo sarà condividere con voi alcuni dei miei “sorsi” quotidiani, per scambiarci impressioni, consigli e sensazioni su questo magnifico e così tanto variopinto mondo, frutto della natura e della maestria umana.

A presto!